Negli ultimi anni l’endometrite cronica è stata spesso indicata come una delle possibili cause del fallimento dell’impianto embrionale. Ma le più recenti evidenze scientifiche invitano a una maggiore prudenza nella diagnosi e nel trattamento.
Quando un trasferimento embrionale non porta alla gravidanza, è naturale cercare una spiegazione. Tra le possibili cause, negli ultimi anni si è parlato molto dell’endometrite cronica, una condizione infiammatoria dell’endometrio che, secondo alcune ipotesi, potrebbe interferire con l’impianto dell’embrione.
Una recente revisione scientifica pubblicata nel 2026 ha però analizzato criticamente tutte le evidenze disponibili, offrendo un quadro più equilibrato e rassicurante.
Che cos’è l’endometrite cronica?
L’endometrite cronica è una forma di infiammazione persistente dell’endometrio, il tessuto che riveste internamente l’utero.
Nella maggior parte dei casi non provoca sintomi evidenti e viene individuata soltanto attraverso specifici esami istologici eseguiti su un campione di tessuto endometriale.
Proprio perché spesso è silenziosa, negli ultimi anni si è ipotizzato che possa rappresentare una possibile causa di infertilità o di ripetuti fallimenti dell’impianto.
Il fallimento ricorrente dell’impianto è davvero così frequente?
Secondo le più recenti evidenze scientifiche, il vero fallimento ricorrente dell’impianto è molto meno frequente di quanto si pensi.
Nelle pazienti in cui vengono trasferiti embrioni geneticamente normali (euploidi), la probabilità di ottenere una gravidanza aumenta progressivamente a ogni tentativo.
Gli studi riportano percentuali di successo molto elevate già dopo pochi trasferimenti, dimostrando che il mancato impianto non è necessariamente legato a una patologia dell’endometrio.
Per questo motivo gli specialisti invitano a evitare conclusioni affrettate dopo uno o due tentativi non riusciti.
La diagnosi non è sempre semplice
Uno degli aspetti più complessi riguarda proprio la diagnosi dell’endometrite cronica.
Attualmente non esistono criteri diagnostici universalmente condivisi.
Possono infatti variare:
- il momento del ciclo mestruale in cui viene eseguita la biopsia;
- i criteri utilizzati per l’analisi del campione;
- l’interpretazione dei risultati da parte degli specialisti.
Queste differenze possono aumentare il rischio di una diagnosi eccessiva, con il conseguente trattamento di pazienti che potrebbero non presentare realmente questa condizione.
Attenzione all’uso non necessario degli antibiotici
Quando viene sospettata un’endometrite cronica, spesso vengono prescritti antibiotici.
Tuttavia, le più recenti pubblicazioni scientifiche sottolineano che non sempre esistono prove sufficienti della presenza di un’infezione batterica responsabile dell’infiammazione.
L’utilizzo indiscriminato degli antibiotici può comportare diversi svantaggi:
- trattamenti non realmente necessari;
- possibili effetti collaterali;
- aumento del rischio di antibiotico-resistenza.
Per questo motivo oggi si raccomanda un approccio personalizzato, basato su una valutazione clinica accurata e su una diagnosi realmente documentata.
Un approccio sempre più personalizzato
La medicina della riproduzione sta evolvendo rapidamente.
L’obiettivo non è eseguire il maggior numero possibile di esami, ma individuare quelli realmente utili per ogni singola paziente.
Ogni percorso deve essere costruito sulla storia clinica, sull’età, sulla qualità embrionale e sugli eventuali fattori di rischio presenti.
Questo permette di evitare esami inutili e trattamenti che potrebbero non offrire alcun beneficio.
Le conclusioni del Dott. Pasquale De Rosa
L’endometrite cronica rappresenta una condizione che merita attenzione, ma non deve essere considerata automaticamente la causa di ogni fallimento d’impianto.
Le più recenti evidenze scientifiche invitano a evitare diagnosi affrettate e trattamenti non necessari, privilegiando un approccio basato sulle prove scientifiche e sulla personalizzazione delle cure.
Affidarsi a uno specialista esperto in medicina della riproduzione consente di valutare ogni caso nel modo più appropriato, individuando gli accertamenti realmente indicati e costruendo un percorso terapeutico su misura.
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