Affrontare un aborto spontaneo è sempre un’esperienza difficile. Quando però gli episodi si ripetono, è naturale chiedersi se esista una causa e quali esami possano aiutare a individuarla. Oggi la medicina dispone di strumenti diagnostici che consentono di studiare la coppia in modo approfondito e personalizzato.
La perdita di una gravidanza rappresenta un momento molto delicato dal punto di vista fisico ed emotivo.
Nella maggior parte dei casi un singolo aborto spontaneo non indica necessariamente la presenza di un problema di fertilità. Diversa è la situazione quando gli aborti si ripetono.
Si parla di poliabortività, o aborto ricorrente, quando si verificano due o più aborti spontanei prima della ventesima settimana di gravidanza, consecutivi oppure alternati a gravidanze evolutive.
Dopo due aborti è opportuno approfondire?
Sì.
Dopo un singolo aborto spontaneo, il rischio che l’evento si ripeta resta simile a quello della popolazione generale.
Quando invece si verificano due o più episodi, può essere indicato iniziare un percorso diagnostico per cercare di individuare eventuali cause e valutare il trattamento più appropriato.
Quali possono essere le cause della poliabortività?
Le cause possono essere diverse e, in alcuni casi, più fattori possono essere presenti contemporaneamente.
Tra le principali troviamo:
- alterazioni genetiche o cromosomiche;
- anomalie della cavità uterina;
- utero setto;
- fibromi o polipi endometriali;
- disturbi della coagulazione;
- sindrome da anticorpi antifosfolipidi;
- patologie autoimmuni;
- alterazioni della funzione tiroidea;
- diabete non adeguatamente controllato;
- obesità e alterazioni metaboliche;
- sindrome dell’ovaio policistico;
- alcuni fattori maschili.
In una parte delle coppie, nonostante gli accertamenti, non è possibile individuare una causa precisa.
Quanto conta l’età della donna?
L’età materna rappresenta uno dei fattori più importanti.
Con l’aumentare dell’età cresce infatti la probabilità che gli ovociti presentino alterazioni cromosomiche, che possono compromettere il corretto sviluppo dell’embrione.
Per questo motivo il rischio di aborto spontaneo tende ad aumentare progressivamente con l’età.
Le anomalie dell’utero possono favorire gli aborti?
Sì.
Alcune alterazioni della cavità uterina possono interferire con l’impianto o con il corretto sviluppo della gravidanza.
Tra queste troviamo, per esempio, il setto uterino, alcuni tipi di fibromi e i polipi endometriali.
Per studiare la cavità uterina possono essere utilizzati esami come l’ecografia ginecologica, la sonoisterografia o, nei casi indicati, l’isteroscopia.
Anche la tiroide può avere un ruolo?
Le alterazioni endocrine possono contribuire alla poliabortività.
Tra le condizioni da valutare rientrano soprattutto:
- ipotiroidismo;
- diabete mellito;
- obesità;
- sindrome dell’ovaio policistico;
- alterazioni della prolattina;
- eventuali squilibri ormonali.
Il corretto controllo di queste condizioni può essere importante sia prima del concepimento sia durante la gravidanza.
E le trombofilie?
In alcune pazienti possono essere presenti alterazioni dei meccanismi della coagulazione.
Tra le condizioni più rilevanti c’è la sindrome da anticorpi antifosfolipidi, che può essere associata a complicanze ostetriche e aborti ricorrenti.
Gli esami per trombofilia non vengono però prescritti automaticamente a tutte le pazienti: devono essere valutati in base alla storia clinica e ai fattori di rischio individuali.
Esiste anche un fattore maschile?
Sì.
La poliabortività non riguarda esclusivamente la donna.
In alcuni casi può essere utile approfondire anche il fattore maschile, valutando la qualità del liquido seminale e, quando indicato, aspetti più specifici come la frammentazione del DNA spermatico.
Per questo motivo è spesso più corretto considerare la poliabortività come un problema della coppia e non esclusivamente femminile.
Quali esami possono essere necessari?
Il percorso diagnostico deve essere personalizzato.
A seconda della storia clinica, il ginecologo può richiedere:
- visita ginecologica specialistica;
- ecografia transvaginale;
- valutazione della cavità uterina;
- esami genetici nei casi indicati;
- esami della funzione tiroidea;
- esami metabolici e ormonali;
- studio della coagulazione e degli anticorpi antifosfolipidi;
- valutazione del partner maschile.
Non è necessario eseguire indistintamente tutti gli esami disponibili.
L’obiettivo è costruire un percorso diagnostico razionale sulla base delle caratteristiche della coppia.
Esistono trattamenti?
La terapia dipende sempre dalla causa individuata.
In alcuni casi può essere indicato:
- correggere alterazioni endocrine o metaboliche;
- trattare specifiche anomalie della cavità uterina;
- utilizzare terapie mirate in presenza di particolari disturbi della coagulazione;
- migliorare lo stile di vita;
- intervenire sul fattore maschile;
- ricorrere, in situazioni selezionate, a tecniche di procreazione medicalmente assistita.
Non esiste quindi una terapia unica per tutte le coppie.
Le conclusioni del Dott. Pasquale De Rosa
La poliabortività è una condizione complessa che deve essere affrontata con un percorso diagnostico personalizzato.
Dopo due aborti spontanei è opportuno valutare la situazione in maniera più approfondita, prendendo in considerazione non soltanto la salute della donna, ma anche eventuali fattori genetici, anatomici, ormonali, immunologici e maschili.
Individuare una possibile causa permette, quando possibile, di impostare un trattamento mirato e affrontare una nuova gravidanza con maggiore consapevolezza.
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