La possibilità di congelare gli ovociti rappresenta una delle conquiste più significative della medicina riproduttiva moderna.
È una scelta strategica, che consente di affrontare con maggiore serenità il tempo e le sue implicazioni sulla fertilità femminile.
Sempre più donne oggi decidono di posticipare la maternità per motivi personali, di carriera, di salute o di relazione. Tuttavia, con l’avanzare dell’età, la qualità e la quantità degli ovociti si riducono progressivamente, rendendo più difficile ottenere una gravidanza spontanea.
Ecco perché preservare i propri ovuli in giovane età può fare la differenza, aumentando notevolmente le probabilità di successo di un percorso riproduttivo futuro.
🧬 Che cos’è la crioconservazione degli ovociti?
Con il termine crioconservazione si intende la raccolta e la conservazione degli ovuli a temperature estremamente basse, per consentirne l’utilizzo in un secondo momento.
Il procedimento prevede:
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Una stimolazione ovarica controllata per favorire la maturazione simultanea di più ovociti
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Il prelievo ovocitario (pick-up), una procedura rapida, eseguita in anestesia leggera o sedazione
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La vetrificazione, tecnica di congelamento ultrarapido che protegge gli ovociti grazie all’uso di crioprotettori
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La conservazione in azoto liquido a -196°C, presso centri specializzati
Questa tecnica consente di bloccare nel tempo la qualità ovocitaria, mantenendola simile a quella presente al momento del prelievo, indipendentemente dall’età della donna al momento dell’utilizzo.
⏳ Quando è consigliato congelare gli ovociti?
Il congelamento degli ovociti può essere indicato in numerose situazioni:
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Quando si decide di rimandare la gravidanza per scelte di vita o motivi lavorativi
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In presenza di patologie che richiedono trattamenti potenzialmente lesivi per la fertilità, come la chemioterapia o alcune chirurgia ovariche
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Nei percorsi di fecondazione assistita, per evitare ulteriori stimolazioni ormonali in caso di fallimento o crioconservare ovuli non immediatamente utilizzati
L’età è un fattore cruciale: l’ideale è procedere con il prelievo tra i 30 e i 35 anni, quando la riserva ovarica è ancora buona e la qualità ovocitaria garantisce percentuali di successo più alte.
Dopo i 40 anni, la qualità ovocitaria si riduce sensibilmente, rendendo meno efficace la crioconservazione.
🔍 Come avviene il percorso?
Il primo passo è una valutazione specialistica, con ecografia ovarica, dosaggi ormonali (in particolare AMH) e colloquio clinico.
Una volta definita l’idoneità, la donna segue un protocollo di stimolazione ormonale personalizzato, con monitoraggi ecografici.
Il prelievo ovocitario dura pochi minuti e non richiede ricovero.
Gli ovuli maturi vengono poi vetrificati e custoditi con la massima sicurezza, in attesa di essere eventualmente utilizzati in un futuro percorso di PMA.
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